#Staytunedonhumanrights. I bambini del progetto P.I.T.E.R. approfondiscono la conoscenza della situazione mediorientale.

Questa settimana i ragazzi del progetto PITER sono stati coinvolti in un attività educativa molto importante e di grande spessore che ha spiegato loro la difficile situazione che sta vivendo il popolo Afghano nell’ultimo periodo, in particolare dopo che un’offensiva militare ha portato alla rapida caduta di tante e importanti città del paese mediorientale, domenica 15 agosto i talebani hanno preso la capitale dell’Afghanistan, Kabul, cacciando il governo precedentemente in carica, imponendo la propria autorità sulla nazione e proclamando la nascita di un Emirato, in cui a capo del governo è un “emiro”, generalmente un capo militare. Nel caso specifico dei talebani, ci si richiama direttamente al governo del 1996.
L’attività si è svolta il 6 ottobre sotto la supervisione della manager di progetto Simona Planu, indispensabile per la sua esperienza lavorativa presso un campo di rifugiati, fondamentale quindi è stata la sua testimonianza. L’attività si è svolta in questo modo: in un primo momento è stato spiegato ai ragazzi cosa fosse la parola rifugiato e come vivono, è stato inoltre spiegato loro la situazione degli immigrati e fatto un breve accenno alle ultime notizie di cronaca. Poi c’è stato il momento della simulazione vera e propria: i bambini mentre giocavano tranquillamente sono stati interrotti dallo scoppio di una bomba, e hanno dovuto nascondersi, sono state spente le luci e poi con l’uso di una candela hanno dovuto mettere in salvo un componente della propria famiglia, interpretato in quel momento dalle mediatrice interculturale che ha coordinato l’attività.
Al termine dell’attività i ragazzi del progetto hanno avuto modo di sentire in diretta la testimonianza di Belal Adel Jado, un cittadino di Betlemme, e confrontarsi con lui facendo domande e chiedendo delle curiosità sul suo paese.
L’attività è terminata con la visione del film “Persepolis” che narra la storia di Marjane
una bambina di nove anni. Il film ci fa vedere come le speranze di un popolo vengano distrutte quando i fondamentalisti prendono il potere, imponendo il velo alle donne e imprigionando migliaia di oppositori. Intelligente e impavida, la piccola Marjane aggira il controllo sociale dei “tutori dell’ordine” scoprendo il punk, gli ABBA e gli Iron Maiden. Ma dopo l’insensata esecuzione di suo zio, e sotto i bombardamenti della guerra Iraq/Iran, la paura diventa una realtà quotidiana con cui fare i conti. Temendo per la sua sicurezza, i genitori decidono di mandarla a studiare in Austria quando compie 14 anni. Marjane si ritrova così da sola con i problemi dell’adolescenza ed i pregiudizi di chi la identifica proprio con quel fondamentalismo religioso e quell’estremismo che l’hanno costretta a fuggire. Col tempo, riesce a farsi accettare e incontra perfino l’amore, ma dopo il liceo si ritrova nuovamente da sola e con una gran nostalgia di casa. Benché questo significhi mettersi il velo e vivere sotto una dittatura, Marjane decide di tornare in Iran per stare con la sua famiglia. Dopo un difficile periodo di adattamento, entra in un Istituto d’arte e poi si sposa, senza mai smettere di denunciare le ipocrisie di cui è testimone. A 24 anni, però, pur sentendosi profondamente iraniana, capisce di non poter più vivere in Iran. E’ così che prende la drammatica decisione di lasciare il proprio paese per la Francia – piena di speranze per il proprio futuro, ma segnata in modo indelebile dal proprio passato.